DAVIDE GHIDONI: 25 anni di ICEL

Davide Ghidoni, 25 anni fa, ha bussato alla porta di Icel.
Risultato? È ancora qui.

“Avevo finito il militare da due settimane”, racconta Davide sorridendo.
“Il mio bagaglio di esperienza consisteva nella preparazione acquisita dalla scuola di telecomunicazione, che avrei presto scoperto essere solo un assaggio, e qualche lavoro estivo o stagionale.”

Possiamo dire che in ICEL hai trovato il tuo primo, vero lavoro?

Primo e unico. Perché da allora siamo cresciuti insieme (io forse invecchio più velocemente).
Tornato dal militare ero intenzionato a cercare un lavoro continuativo e stabile. Presi contatto con alcune aziende, non troppo lontane da dove abitavo.

Raccontaci il primo giorno in ICEL

Quando sono arrivato qui ho avuto la fortuna di conoscere Alberto Mele, il capostipite della famiglia Mele che oggi continua a guidare l’azienda nel solco dei suoi valori.
Mi hanno proposto una prova di tre giorni, poi un apprendistato di due anni.
Mancava qualche mese alla sua scadenza ma io me l’ero cavata decisamente bene con un lavoro e così ricordo ancora che mi convocarono in ufficio e mi proposero subito un contratto a tempo indeterminato. Fu una grande soddisfazione: un bel gesto di ringraziamento e di fiducia.

E la tua carriera si è evoluta?

Certo. All’inizio mi occupavo soprattutto dei lavori più manuali e semplici, come la metallizzazione. Anche oggi capita di avere dei compiti meno tecnici come lo stoccaggio delle merci in arrivo e non mi dispiace perché spesso si trasformano in momenti “leggeri” in cui scatta anche una risata in più con i colleghi.

Oggi qual è il tuo ruolo?

Crescere in ICEL per me ha significato imparare tutti i fondamenti del processo completo di produzione del condensatore e specializzarmi in una linea: l’assemblaggio assiale (AAN141).
Quando sono arrivato anche questa linea era innovativa e per questo mi piace dire che siamo cresciuti insieme. 

E i tuoi compiti?

Saldo, nastro, provo, precollaudo e sigillo.
Se l’AAN141 è la mia “casa”, rimango comunque piuttosto trasversale su quasi tutti i reparti in caso di necessità, grazie proprio alla conoscenza del processo completo, che è la prima cosa che mi hanno fatto acquisire.

Come hai fatto a imparare quello che sai oggi?

All’inizio mi hanno affiancato agli operatori di macchina e in particolare al primo meccanico, ma ci sono stati anche corsi fuori sede, per acquisire nuove tecnologie.
Direi soprattutto che qui è ancora valida la regola del “guarda e impara”.
I miei colleghi sono sempre stati disponibili e ognuno di loro mi ha accolto e “regalato” un pezzo della propria esperienza.

Com’è il gruppo dei tuoi colleghi?

Siamo un gruppo formato da tante persone diverse, ma sempre collaborativi sul lavoro e uniti anche nei momenti più “personali”. Nei momenti di pausa si chiacchiera e ci si confida un po’, come in una famiglia, ed è anche grazie a loro se ogni mattina mi sveglio felice di venire al lavoro.

E i rapporti con i “capi”?

Il senso di famiglia continua anche li. Data la mia mansione, lavoro spesso a contatto con Enrico Mele e il rapporto con lui è davvero schietto e collaborativo. 
Mi capita un po’ meno spesso di lavorare con Giorgio, che è più tecnico. Forse proprio perché abbiamo meno confidenza mi ha colpito molto, qualche tempo fa, una frase di apprezzamento che mi regalò per un lavoro ben svolto. Sono queste le cose che mi riempiono di soddisfazione.

Ti senti di dire grazie per qualcosa?

Certo che sì. Ai colleghi per come mi hanno accolto, 25 anni fa, e per il bellissimo rapporto di ogni giorno. A ICEL per avermi permesso di lavorare in un ambiente sereno e familiare, e con una costanza e affidabilità che mi ha consentito, tra la nascita del mio secondo e terzo figlio, di coronare uno dei più grandi sogni miei e di mia moglie: comprare una casa tutta nostra.

E il futuro?

Mi piace imparare, e qui in ICEL c’è sempre qualche novità tecnologica che me lo consente.
Chissà quindi cosa succederà tra un giorno, un mese o un anno. L’unica cosa certa, per me, è che succederà in ICEL, sempre se mi vorranno (ride).

La parola a ICEL

Noi siamo orgogliosi del percorso che Davide ha fatto in ICEL e ci colpisce (ma non sorprende) che scelga una parola forte come “famiglia” per parlare di noi e dei suoi colleghi: è quello che ci ha insegnato il nonno e che abbiamo perseguito anche con la seconda e la terza generazione della famiglia Mele.
Nonostante oggi ICEL sia un’azienda che vende in tutto il mondo, i nostri valori e il clima che vogliamo rimanga è sempre quello di una grande famiglia.
PS. Certo che ti vogliamo, Davide, e siamo curiosi di scoprire cosa, di bello, combineremo insieme tra un giorno, un mese, un anno!

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